La signora Holle *

massoneria, René Guénon, Tradizione, Simbolismo, Coomaraswamy, Spiritualità
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Una vedova aveva due figlie, l’una bella e laboriosa, l’altra brutta e pigra. Ma ella preferiva molto quest’ultima, perché era la sua figlia vera, e all’altra toccava tutto il lavoro, come alla Cenerentola di casa. Ogni giorno la povera fanciulla doveva sedere accanto a una fontana, sulla strada maestra, e filare e filare finché le sprizzava il sangue dalle dita. Un giorno, che la conocchia era tutta insanguinata, ella si chinò sulla fonte per lavarla; ma la conocchia le scappò dalla mano e cadde nell’acqua. Ella corse piangendo dalla matrigna e le raccontò la disgrazia; ma quella la strapazzò e le disse crudelmente: – Se hai lasciato cadere la conocchia, vai a ripescarla –. Allora la fanciulla tornò alla fonte e non sapeva che fare: e, per l’affanno, ci saltò dentro per andar a prendere la conocchia. Smarrì i sensi; e quando rinvenne era in un bel prato, dove splendeva il sole e c’eran fiori a migliaia. S’incamminò per il prato e giunse a un forno, pieno di pane; ma il pane gridò: – Ah, tirami fuori, tirami fuori! se no, brucio: sono cotto da un pezzo –. Ella si accostò e con la pala, l’uno dopo l’altro, tirò fuori tutti i pani. Poi andò avanti e giunse a un albero, carico di mele, che le gridò: – Ah, scuotimi, scuotimi! noi mele siam tutte mature –. Ella scosse l’albero e cadde una pioggia di mele, ed ella continuò a scuotere finché sulla pianta non ne rimase nessuna; e, dopo averle riunite tutte in un mucchio, prosegui la sua strada. Finalmente arrivò a una casetta, da cui spiava una vecchia, con denti così lunghi ch’ella s’impaurì e volle fuggire. Ma la vecchia le gridò: – Di che hai paura, cara bambina? Resta con me; se sbrigherai per bene tutte le faccende di casa, ti troverai contenta. Devi soltanto badare a rifarmi bene il letto e a sprimacciarlo con cura, sì che le piume volino. Allora nevicherà sulla terra. Io sono la signora Holle [1] –. La vecchia le parlava con tanta bontà che la fanciulla si fece coraggio, accettò la proposta ed entrò al suo servizio. E a tutto provvedeva con soddisfazione della padrona, e le sprimacciava sempre il letto con tanta energia che le piume volavano intorno come fiocchi di neve. Perciò ella stava bene con la vecchia: mai una parola aspra, e lesso e arrosto tutti i giorni. Rimase un po’ con la signora Holle, poi divenne triste, e in principio non sapeva neanche lei perché. In seguito s’accorse che era nostalgia: benché qui stesse mille volte meglio che a casa, tuttavia desiderava tornarvi. Finalmente disse alla vecchia: – Rimpiango la mia casa; e, benché qui stia così bene, non posso più fermarmi, devo tornar su dai miei –. La signora Holle disse: – Mi piace che tu ti strugga di tornare a casa; e, poiché mi hai servito così fedelmente, voglio riportarti su io stessa –. La prese per mano e la condusse davanti a un portone. Il portone fu aperto, e mentre la fanciulla era là sotto, cadde una gran pioggia d’oro, e l’oro le rimase attaccato e la ricopri tutta. – Lo meriti, perché sei stata così diligente, – disse la signora Holle; e le rese anche la conocchia, che era caduta nella fonte. Il portone fu chiuso e la fanciulla si trovò sulla terra, non lontano dalla casa di sua madre; e quando entrò nel cortile, il gallo sul pozzo strillò:

Chicchirichì!

La nostra bimba d’oro è ancora qui.

Ella andò da sua madre, e così, coperta d’oro, fu accolta bene da lei e dalla sorella.

La fanciulla narrò quel che le era accaduto, e quando la madre udì come si fosse guadagnata quella gran ricchezza, volle procurare la stessa fortuna anche alla figlia brutta e pigra. Questa dovette sedersi accanto alla fonte e filare; e per insanguinare la conocchia si punse le dita, cacciando la mano fra i rovi. Poi gettò la conocchia nella fonte e ci saltò dentro anche lei. Giunse, come l’altra, nel bel prato e percorse lo stesso sentiero. Quando arrivò al forno, il pane gridò di nuovo: – Ah, tirami fuori, tirami fuori! se no, brucio: son già cotto da un pezzo –. Ma la pigraccia rispose: – Come se volessi insudiciarmi! – e se ne andò. Poi arrivò al melo, che gridò: – Ah, scuotimi, scuotimi! noi mele siamo tutte mature –. Ma ella rispose: Bell’idea! potrebbe cadermene una in testa –. E proseguì la sua strada. Quando giunse alla casa della signora Holle, non ebbe paura, che già sapeva dei suoi dentoni, ed entrò subito a servizio da lei. Il primo giorno si sforzò d’esser diligente e obbedì alla signora Holle quando le diceva qualcosa, perché pensava a tutto l’oro che le avrebbe regalato; ma già il secondo giorno cominciò a poltrire, e fece peggio il terzo, che al mattino non voleva neanche alzarsi. Non rifaceva a dovere nemmeno il letto della signora Holle e non lo sprimacciava in modo da far volare in aria le piume. La signora Holle se ne stancò presto e la licenziò. La pigraccia era ben contenta e si aspettava la pioggia d’oro; la signora Holle condusse anche lei al portone, ma quando la ragazza fu là sotto, invece dell’oro le si rovesciò addosso un gran paiolo di pece. – Questo per i tuoi servizi, – disse la signora Holle, e chiuse il portone. Allora la pigrona andò a casa, ma era tutta coperta di pece; e il gallo sul pozzo, al vederla, gridò:

Chicchirichì!

La nostra bimba sporca è ancora qui.

Ma la pece le rimase appiccicata e non riuscì a liberarsene per tutta la vita.

* Grimm, Le Fiabe del focolare, Einaudi, Torino, 1986.

1. Perciò in Assia, quando nevica, si dice: «La signora Holle si rifà il letto».

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